Padova, Valdagno, Conegliano

LA SIRIA E LE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

        

          Da circa un paio d’anni collaboro al progetto di alfabetizzazione intitolato “Welcome” realizzato dalla Delegazione Regionale Veneto del V.I.D.E.S. di Padova. Il progetto, diretto da Suor Anna Maria Zabai, si rivolge agli immigrati europei ed extra-europei che desiderano apprendere o perfezionare la lingua italiana. Quest’anno ho sentito il bisogno di ‘trasferire’ la mia professionalità e la mia attività di volontariato anche all’estero[1]. Dopo aver frequentato il “Percorso Formativo Volontari Partenti” ho fatto la mia prima esperienza di volontariato internazionale, durata circa 2 mesi, presso la Scuola Maria Ausiliatrice di Damasco, in  Siria[2].

         Il Vicino Oriente non mi è sconosciuto. La grande passione per la lingua e la cultura araba mi spinge, da circa vent’anni, ad intraprendere frequenti viaggi nella vasta regione che va dall’Eufrate al Nilo. E’ l’ormai lontano 1985 quando decido, per la prima volta, di frequentare un corso di lingua araba proprio a Damasco. Dunque, la mia prima esperienza di interculturalità, ovvero di incontro reale con persone e comunità mai incontrate prima, risale ai tempi della mia giovinezza, a un periodo in cui la parola “intercultura” non era ancora stata coniata o era nota a pochi[3].

         Damasco è la quarta città santa dei musulmani dopo Mecca, Medina e Gerusalemme[4]. La religione islamica e quella cristiana coesistono nel Vicino Oriente dal VII secolo d.C.; tuttavia sembra che tracce cristiane siano evidenti a Damasco fin dagli inizi del I secolo[5]. I monaci e i racconti leggendari sulla figura e sulla vita di Gesù penetravano velatamente all’interno dell’Arabia proprio attraverso le grandi vie carovaniere che collegavano la Siria con l’antica Penisola Araba.

         Oggi i villaggi cristiani, sparsi un po’ in tutto il paese, continuano a documentare l’origine antica del Cristianesimo in questa terra. A Seydnayya, ad esempio, si erge il Convento di Nostra Signora di culto greco-ortodosso, uno dei più antichi ed importanti luoghi di pellegrinaggio cristiano del Vicino Oriente, dove è custodita una raffigurazione della Vergine Maria, probabilmente realizzata da San Luca e alla quale sono stati attribuiti ogni sorta di miracoli. L’icona è venerata non solo dai pellegrini cristiani, ma anche da quelli musulmani.  Ai tempi delle crociate i cristiani consideravano Seydnayya seconda per importanza solo a Gerusalemme. Poco distante da Seydnayya si trova il villaggio di Maalula, una delle ultime località al mondo in cui si parla ancora l’antica lingua di Gesù, l’aramaico. La maggior parte dei suoi abitanti è cattolica di origine greca. Sotto la parete rocciosa è ubicato il Convento di Santa Tecla, una delle prime martiri cristiane, presumibilmente discepola di San Paolo. Il Monastero di Mar Musa, invece, è stato probabilmente fondato nel VI secolo d.C. da un membro della famiglia reale etiopica, chiamato appunto Moses (o Musa). Nell’XI-XV secolo il monastero diventa sede di un vescovado e poi viene totalmente abbandonato. Negli anni ’80, un gesuita italiano con l’aiuto della comunità cattolica del posto, lo restaura e lo fa riconsacrare. Attualmente è abitato da un gruppo di monaci, suore e novizi. Infine, in una regione più a sud di Damasco, sorge la suggestiva città di Bosra, incrocio di antichissime vie carovaniere, con il suo monastero probabilmente risalente al IV secolo. Secondo la tradizione islamica l’eremo è considerato il luogo in cui è avvenuto l’incontro tra il profeta Muhammad e il monaco Bakhira[6].

         Ricordare le attività delle FMA in Siria non è cosa facile e chi scrive ha la precisa consapevolezza che solo una piccola parte della loro opera intensisissima e generosa potrà qui essere raccontata.

         La Scuola[7], l’Oratorio, la Chiesa e i Salesiani formano un complesso unico nel centro moderno di Damasco. Davanti alla Scuola si trova l’Ospedale Italiano[8] e accanto ad esso, una grande moschea. Nel 1946 - anno in cui le Suore rientrano in Siria dopo la fine della guerra - l’Ospedale e la Scuola svolgevano le loro attività sotto lo stesso tetto e sotto la guida di un’unica direttrice. Dal 1951 l’attività ospedaliera cambia ubicazione e si trasferisce in un edificio di fronte la Scuola; quest’ultima e l’Oratorio, invece, rimangono nei locali attuali di via Boustan Rays. Si formano così due comunità distinte, condotte da due direttive diverse. Inizialmente le Suore andavano ogni domenica nei villaggi ad insegnare catechismo e organizzavano corsi di pittura, musica e lingue straniere. Verso la fine degli anni ’60 tutte le scuole in Siria vengono nazionalizzate, ma l’Oratorio continua la sua operosità. Negli anni seguenti s’inaugurano l’Asilo e il corso di sartoria. Oggi l’Asilo comprende 6 sezioni di scuola materna per un totale di circa 220 bambini[9]. Il vecchio corso di sartoria si è trasformato in una scuola vera e propria, la cui responsabile è Suor Cecilia. Malgrado adesso le donne siriane non si dilettino molto nell’arte del cucire e preferiscano occuparsi di altro, la scuola di sartoria di Suor Cecilia è molto frequentata.  Le iscrizioni sono aperte a tutti senza distinzione di fede. Il corso dura da ottobre a giugno e al termine viene rilasciato un diploma riconosciuto dall’Ambasciata Italiana[10].

 

 
   

 

 

        Le attività dell’Oratorio–Centro Giovanile si svolgono in collaborazione con i Salesiani. D’estate questo luogo è frequentato dai bambini e dalle bambine delle scuole elementari, dagli studenti delle scuole medie e superiori e da coloro che già frequentano l’università, i quali seguono i più piccoli e coadiuvano il lavoro delle Suore e dei Salesiani. Il centro è operativo ogni giorno (mattino e pomeriggio) dal lunedì al sabato e le attività svolte sono molteplici (giochi, sport, lavori manuali, lezioni di lingua inglese e italiana, catechismo). Inoltre vengono organizzate escursioni nel deserto e in montagna.

 

 

 

        

 

        Quasi la totalità dei cristiani è siriana ortodossa[11]. Ogni domenica il direttore dei Salesiani, Don Najib, celebra due Messe: quella del mattino in lingua italiana (ore 10.00, rito cattolico) e quella del pomeriggio in arabo (ore 18.00, rito ortodosso). Alla prima vi partecipa la comunità italiana formata dall’Ambasciatore, dal Console, dai vari Addetti e Forze dell’Ordine dell’Ambasciata, ma anche da tanti italiani comuni che risiedono in questa città. Dopo la Messa ci si ferma a conversare davanti ad una buona tazza di caffè, immancabilmente offerta dalle suore.

 

 

        

 

 

        Durante il mio soggiorno a Damasco ho avuto anche la possibilità di visitare la comunità delle Suore Salesiane di Aleppo[12]. Aleppo è la seconda città più importante del paese dopo Damasco. E’ situata a nord, quasi ai confini con la Turchia e per raggiungerla si attraversano le principali località siriane (Homs, Hama, Idleb)[13]. Anche in questa città, l’Islam e il Cristianesimo coabitano da lungo tempo. In uno dei quartieri più affascinanti di Aleppo, “al-jdeida”, si trovano 5 grandi chiese ognuna consacrata a una confessione diversa: la Chiesa di Mar Assia al-Hakim, di culto cattolico-siriano; la Chiesa Greco-Ortodossa; la chiesa Armena dei 40 martiri; la Cattedrale Maronita e, infine, la Chiesa Greco-Cattolica.

         Le FMA di Aleppo hanno iniziato operando in un ospedale, chiuso definitivamente nel 1979. Le attività scolastiche, invece, cominciano nel 1988 e attualmente le loro occupazioni principali riguardano la Scuola Materna composta da 4 sezioni con 120 bambini (aperta anche durante i mesi estivi), il Pensionato Universitario che ospita numerose studentesse provenienti da tutto il paese, l’attività catechistica e, infine, i corsi di ricamo diretti da Suor Palmira. Si organizzano anche corsi di cucina e di ginnastica tenuti da professioniste qualificate. Le Suore di Aleppo si occupano anche degli abitanti cristiani di Jebel el-Saidè, un quartiere periferico più disagiato dove è ubicata una piccola chiesa gestita da un parroco. Le uniche aiutanti del parroco sono le religiose, sostenute a loro volta da alcune mamme del quartiere. Le Suore sono riuscite a cambiare il destino di alcuni giovani appartenenti a famiglie indigenti con un livello basso di scolarizzazione togliendoli dalla ‘strada’ e facendoli partecipare attivamente alle diverse iniziative parrocchiali: giochi, partite di calcio, di basket, corsi di lingua, campeggio in montagna e al mare, giornate in piscina, ecc… . Suor Jeannette ha creato un gruppo di donne che produce prodotti locali destinati alla vendita (tra le loro specialità ricordo particolarmente la confettura di rose e quella di noci). In questo modo le donne hanno la possibilità di guadagnare un po’ di denaro.

 

 

 

        

 

         Oltre al paziente, generoso, costante zelo quotidiano che le Suore hanno nei confronti degli altri, va senz’altro sottolineata la loro statura umana, grande al pari di quella professionale. L’affettuoso incoraggiamento con cui sono sempre vicine a tutti coloro che lo necessitano, sempre attente a curare e privilegiare innanzitutto i rapporti umani nei confronti dei più deboli. Esse infatti vegliano sui ragazzi ininterrottamente durante la giornata, cercano di risolvere le loro liti, discutono di problemi personali e/o familiari, li soccorrono quando si fanno male. Mai a nessuno ho visto negare il loro aiuto, a qualsiasi ora del giorno o della sera, dispensando sempre consigli, informazioni ed ospitalità.

         A questo proposito colgo ancora una volta l’occasione di ringraziarLe per la loro magnanima accoglienza offertami tanto a Damasco quanto ad Aleppo e per avermi dato l’opportunità di un’esperienza umana indimenticabile.

                                                                 

                                                                           Alessandra Zuin



[1]I motivi che inducono a fare volontariato sono svariati. Operare con culture diverse dalla propria allarga gli orizzonti, permette di verificare le capacità di adattamento, di lavoro di squadra, di svolgere delle attività entrando nella mentalità locale.

[2]Il mio compito è stato stabilito fin dall’inizio: insegnare la lingua italiana ai giovani e agli adulti che frequentano le Suore e i Salesiani. Insegnavo tutti i pomeriggi dal lunedì al sabato.

 

[3]Mi sono laureata in Assiriologia presso l’Università “L’Orientale” di Napoli (1992) e dove ho conseguito anche il titolo di dottore di ricerca in Studi Mesopotamici (1997). Infine ho ottenuto il diploma di esperta in Problemi del Medio Oriente presso l’Università degli Studi di Urbino “C. Bo” (2003).

[4]La capitale siriana è una città nuova ed elegante. Dell’antica residenza degli Omayyadi è rimasta la città vecchia (metà musulmana, metà cristiana) con le sue mura di cinta e le porte, i numerosi asuaq, le grida dei venditori ambulanti, gli odori del cibo, delle spezie e dei profumi, i vicoli ciechi, i cortili con le fontane, i caffè con i narghilè, le chiese, le moschee e i minareti.

[5]Secondo la Bibbia, Saulo di Tarso, flagello dei cristiani di Gerusalemme, è in viaggio per Damasco su incarico del sinedrio al fine di scacciare i cristiani da quella città quando, ormai  giunto nelle sue vicinanze, rimane acceccato da una visione di Dio. Trasportato a Damasco a casa di un cristiano di nome Giuda, riesce a guarire dalla cecità grazie alle cure di un altro cristiano, Anania. A Damasco, Saulo di Tarso si converte al Cristianesimo (viene battezzato nel fiume Barada) diventando l’apostolo Paolo: da quel momento diffonderà la parola di Dio in tutto l’Impero Romano. La sua conversione non piace agli Ebrei, i quali la ritengono un’offesa talmente grande tanto da costringerlo a scappare dalla città. Vorrei ricordare che il 2008 è l’anno del bimillenario della nascita di San Paolo Apostolo. Don Najib (Bibbia alla mano!), Suor Cecilia ed io abbiamo percorso il cammino fatto da San Paolo prima di fuggire da Damasco. Le case di Anania e di Giuda e la ‘finestra’ di San Paolo sono considerati luoghi sacri dalla comunità cristiana damascena.

[6]Muhammad fin da piccolo inizia a percorrere in lungo e in largo il deserto con le carovane della Mecca insieme allo zio Abu Talib, imparando uno dei mestieri ritenuto fra i più nobili dell’antica società araba: quello di mercante. L’agiografia musulmana rende particolarmente vivace il racconto di uno dei suoi primi viaggi carovanieri con Abu Talib. Egli ha quasi dodici anni. Giunta nell’importante centro cristiano della città di Bosra, la carovana si ferma sotto un albero vicino a un monastero per rifocillare uomini ed animali. In questo luogo vive l’anziano monaco Bakhira, buon conoscitore delle Scritture Cristiane, dalle quali ha appreso la venuta di un nuovo profeta. Quel giorno il monaco osserva che una nuvola anomala fa ombra solo a Muhammad e questo episodio lo incuriosisce molto. Invita a pranzo tutti i componenti del convoglio meccano pur di parlare con Muhammad, ma Abu Talib decide che suo nipote deve rimanere sotto l’albero a sorvegliare animali e beni. Bakhira insiste talmente tanto che, alla fine, riesce ad incontrare il fanciullo. Comincia a porgli alcune domande sulla sua famiglia e le risposte gli confermano ciò che lui già sapeva. Muhammad gli racconta l’episodio vissuto nel deserto quando gli angeli gli lacerano il petto e la vicenda ha un significato preciso per il monaco che comincia a cercare nel corpo di Muhammad il segno della profezia, individuandolo tra le sue spalle. Per Bakhira, infatti, non vi è alcun dubbio: il giovane Muhammad è il messaggero di Dio. Alla fine il monaco rivolgendosi ad Abu Talib gli suggerisce di non proseguire il viaggio all’interno della Siria, ma di riportare a Mecca il nipote e di proteggerlo dalle vessazioni future degli ebrei e dei cristiani che avrebbero cercato di impedire la sua missione profetica.

[7]La direttrice è Suor Marcella Soldaini, la sua vice Suor Cecilia Bicego, seguono Suor Ada Bisci, Suor Georgette Matouk, Suor Carolin Tahhan Fachkh, Suor Randa Kortas Kamil ed infine Varto, un’ex suora armena.

[8]Nato come ambulatorio nel 1913, grazie all’aiuto dell’Associazione Nazionale per Soccorrere i Missionari Italiani di Roma, attualmente vi lavorano 120 medici, il personale paramedico ed amministrativo e una ventina di suore ed è considerato una delle migliori strutture ospedaliere della città. L’ospedale cura tutti i malati senza distinzione di razza, religione e ceto sociale.

[9]Per volontà dello stato siriano attualmente una parte dell’edificio viene utilizzata dalle classi degli alunni di una scuola media statale.

[10]I diplomi sono consegnati personalmente dall’Ambasciatore.

[11]Il 10% della popolazione siriana è cristiana. Le comunità cattoliche sono rappresentate dai maroniti, dai melchiti (i greco-cattolici), dai siro-cattolici e infine dagli armeno-cattolici. Numerose sono anche le chiese ortodosse orientali (greche e armene), cattoliche e protestanti.

[12]La comunità è formata da 4 suore: la direttrice è Suor Ziade Daad Jemile, la sua vice è Suor Lama Palmira, seguono Suor El Hajj Moussa Jeannette e Suor Abed Alnour Sadeh.

[13]Il viaggio in pullman Damasco-Aleppo dura quasi 5 ore.

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